Biblioteca Gino Capriolo

La Biblioteca Teatrale “Gino Capriolo”, situata presso gli Uffici dell’attuale Sede della SIAE di Napoli, è costituita dalla collezione di testi, documenti e carteggi raccolti e donati nel 1959 dall’Avv. Caro Capriolo e dalla scrittrice teatrale Paola Riccora (pseudonimo di Emilia Vaglio), per onorare la prematura scomparsa del figlio Gino Capriolo.

La collezione è composta da circa venticinquemila testi tra copioni manoscritti e dattiloscritti; periodici, riviste, giornali contenenti cronache teatrali della fine dell’Ottocento e primi del Novecento, volumi monografici e collane; locandine e articoli pubblicitari e altro materiale di grande interesse storico.

Degna di nota è la collezione di testi del teatro francese dell’Ottocento con collezioni rare e opere del teatro italiano oltre ai capolavori classici.

Vi sono anche libri rarissimi come la prima edizione del Teatro completo di Goldoni, edita dallo Zatta nel 1788, opere del Gozzi edite dallo Zanardi nel 1800, diversi volumi del “Magasin Théâtral” dell’editore Marchant - 1834, moltissime opere di E. Scribe di fine Ottocento. Interessanti sono le collezioni delle riviste teatrali come “Il Dramma”, “Comoedia”, “Sipario”, “Scenario”.

Del Teatro dialettale napoletano sono presenti testi rari del Settecento, per poi giungere al repertorio di Petito, Murolo, Scarpetta, Bovio, Di Giacomo, Raffaele Viviani, Eduardo e Peppino De Filippo. Di Eduardo è presente un’edizione autografa degli anni ’30 della commedia “Sik Sik l’artefice magico”. Vi sono, inoltre, esemplari del teatro veneziano, siciliano, milanese, toscano.

La Biblioteca è presente nel Polo SBN NAP e le notizie sono catalogate con il sistema Unix client/server di proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e sono visibili tramite il Software Sebina Opac OL di proprietà di Data Management SpA, il catalogo in linea che consente ai lettori di effettuare ricerche e individuare la biblioteca in cui il materiale è presente.

Emilia Vaglio, nata a Napoli il 23 ottobre 1884, tra le prime donne commediografe d’Italia. Ha lavorato prima come traduttrice e poi come autrice teatrale sotto lo pseudonimo Paolo Riccora (anagramma del nome del marito Caro Capriolo), misura necessaria per poter lavorare in un momento storico in cui il lavoro femminile, in particolar modo in campo letterario, era considerato poco consono alla morale.

L’amore per il teatro nasce con l’organizzazione di piccole recite durante l’adolescenza, e trova libero sfogo nel 1915 quando il richiamo del marito alle armi e la necessità di sostenere i figli piccoli Gino e Renata spinge Emilia ad accettare il lavoro di traduzione offertole da Eugenio Aulicino, allora Direttore del Teatro Nuovo.

Dal 1916 in poi effettuò una sessantina di traduzioni e adattamenti in dialetto napoletano di opere per lo più francesi, fra cui “Nu mese frisco” e la “Presidentessa”, per poi passare alla produzione di opere originali che le assicurarono fama e successo in tutta Italia, grazie anche alla particolare sensibilità e alla scelta di portare in scena senza paura temi ai tempi considerati scabrosi e inadatti a una donna.

La prima commedia come autrice fu “Viate a vuie”, scritta per Ernesto Murolo e poi ripresa da Raffaele Viviani. Nel corso della sua carriera la Vaglio scrisse per Ettore Petrolin (“E’ arrivato l’accordatore”), Bella Starace Sainati (“Mater purissima”), e avviò una proficua collaborazione per i De Filippo con le opere “Sarà stato Giovannino”, “Angelina mia” e “La bottega dei santi”.