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11-Gen-2010   Intervista del Messaggero al Presidente Siae

Assumma: Per i diritti Internet ci vuole un accordo

“La Siae non vuole in alcun modo ostacolare la libera diffusione delle opere. Mira invece a un sistema che, continuando a favorire il progresso della Cultura, da tale diffusione garantito, non sacrifichi i diritti degli autori”. Lo ha affermato il presidente della Siae, Giorgio Assumma nel corso di un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano Il Messaggero, precisando che : “La repressione non basta, bisogna piuttosto educare alla legalità. Internet è un eccezionale strumento di circolazione delle opere, offre a tutti la possibilità di accedere a prodotti dell’ ingegno di qualsiasi specie (teatro, musica, letteratura….) (…) Bisogna indurre i giovani alla fruizione corretta di musica, cinema, arte in genere; far loro comprendere, senza colpevolizzarli, che ‘scaricando’ canzoni o film da Internet tolgono agli autori, lavoratori a pieno titolo, il frutto stesso del loro impegno. Bisogna far capire che gli autori hanno diritto allo stipendio come tutti”. “La pirateria-ha continuato-danneggia i grandi autori, ma soprattutto i giovani. Chi scarica illegalmente depaupera, infatti, le imprese che investirebbero nel domani; sottrae risorse agli investimenti finalizzati a scoprire e valorizzare ‘i nomi’ del futuro”. E ha ribadito: “Non stiamo affatto ipotizzando una tassa sull’abbonamento a Internet. Proponiamo invece di promuovere forme di abbonamento a servizi legali di distribuzione di musica e film. E’ un approccio costruttivo, che offre al pubblico alternative legittime ed economicamente sostenibili. Su questo fronte, stiamo lavorando con le associazioni di categoria, con gli Internet Provider e con il Comitato contro la Pirateria ”.
“La Siae-ha concluso Assumma- si batte non per una tassa, ma per un accordo quadro con i grandi provider e le maggiori compagnie di telefonia mobile. Una percentuale da concordare, proporzionale agli introiti delle suddette, riuscirebbe a dare minimamente a Cesare ciò che è di Cesare. Non possiamo continuare a mortificare gli autori. Chi crea, in genere vive della propria creazione. E anche se il motore di essa è generalmente inestirpabile, mai vorremmo che anche uno solo smettesse, per mancanza di introiti, di scrivere, comporre, fare arte”.


 
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